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QUI E SUBITO: LA FINANZIARIA 2008 E GLI ELETTI ALL'ESTERO

di Salavatore Viglia

 

www.politicamentecorretto.com I Senatori Pallaro, Micheloni, Pollastri, Turano e Randazzo, hanno tenuto una conferenza al Senato in previsione della prossima finanziaria in discussione venerdì al consiglio dei ministri. Presente,  il Vice ministro Danieli.La sintesi è presto fatta, il messaggio è chiarissimo e lo si è letto dalla parole di saluto in chiusura dello stesso senatore Micheloni. Egli ha detto, sic et sempliciter che i senatori dell’Unione si comporteranno all’unisono, come si comportò Pallaro nella precedente finanziaria. «Noi metteremo la stessa determinazione a difendere queste nostre posizioni. La stessa determinazione che abbiamo messo a sostegno del governo in questa legislatura. Non è mai mancato il nostro sostegno in quest’anno e mezzo. non è mai mancata la nostra presenza contrariamente a molti altri colleghi residenti qui a Roma. Ebbene, questa determinazione che abbiamo dimostrato la metteremo a disposizione degli interessi della nostra comunità per la finanziaria del 2008». Come dire «stesse attento il governo a non tagliare niente altrimenti non lo sosterremo».

Il Senatore Pollastri, parimenti, ha dichiarato che il suo entusiasmo sta scemando. Ed ha detto qualcosa che dovrebbe far pensare tutti voi. Riportiamo fedelmente le sue parole per poi prenderne nota. «Gli italiani all’estero hanno votato per una maggioranza che oggi sostiene il governo. Lo hanno votato con l’idea precisa che ci sarebbe stato una innovazione su quello che è il trattamento degli italiani all’estero. Innovazione rispetto all’immobilismo che esisteva da moltissimi anni. Immobilismo totale, vuoi nella rete consolare, vuoi nell’assistenza agli italiani. Hanno depositato questa speranza di un rinnovamento e questa speranza comincia ad essere delusa in gran parte. Se noi andiamo all’estero oggi, io recentemente ho visitato diversi consolati, diverse comunità in America Latina, ne riportiamo delle sensazioni estremamente negative. Tanta era la speranza di un rinnovamento e questa speranza è stata in gran parte delusa. Io lo so  che alcune cose sono state fatte. La finanziaria dell’anno scorso è stata difesa con i denti ed è stato portato qualche risultato ma sicuramente insufficiente rispetto a queste aspettative. O l’Italia ed il governo attuale che noi stiamo sostenendo si rende conto dell’importanza di questi italiani all’estero altrimenti è inutile. Allora, mentre io all’inizio ero orgoglioso di far parte di questa maggioranza, comincio veramente a non esserlo più per niente. Non lo sono più. Perché effettivamente mi trovo in una situazione di totale imbarazzo non sapendo come rispondere a queste aspettative, disattese, che sono state riposte in noi. E’ stato anche detto che la prima finanziaria sarebbe stata di sudore e sangue e l’abbiamo sostenuta cercando di formulare le minori esigenze possibili, però vedrete che con la seconda finanziaria le cose andranno a posto».

In queste parole, c’è la conferma, la prova del nove della posizione di Micheloni e di tutti gli altri senatori presenti. Questa volta, non sarà solo Pallaro a mettere il veto al Senato. Questa volta saranno in cinque. Tutti uniti nel battere il pugno sul tavolo del Senato. La decisione è ben venuta. La possiamo salutare in quanto atto politico notevole. Vero atto politico che significa due cose: primo, questa era ed è la strada da seguire per poter avere parte in causa; secondo, è il plauso a Pallaro un anno dopo quando minacciò di far cadere il governo proprio sulla finanziaria. All’epoca fu messo al bando. Meglio tardi che mai? O meglio qui e subito?

 

Un abbraccio

 

LA "PROCIVITAS" DI BUENOS AIRES SCRIVE A DEPUTATI E SENATORI: ECCO LA NOSTRA PROPOSTA PER LA RETE CO

(28/09/07) BUENOS AIRES\ aise\ - Associazione impegnata da anni nella difesa dei diritti degli italiani all''estero, la Procivitas di Buenos Aires attraverso il Presidente, Horacio Guillen, e il Vice Presidente, Francesco Matozza, ha scritto ai deputati e ai senatori membri delle Commissioni Affari Costituzionali, Giustizia, Affari Esteri e Bilancio per presentare una proposta in grado di risollevare le sorti finanziarie della rete consolare italiana che sarebbe in grado di autofinanziarsi per aumentare il proprio organico e quindi accelerare le pratiche sulla cittadinanza jure sanguinis e iniziare quelle per i figli di madre italiana nati prima del 1° gennaio del 1948 senza dipendere dalla finanziaria 2008. Quest'ultimo caso, come si ricorderà, era contenuto nell'articolo 14 del testo unificato all'esame della Camera, stralciato per mancanza di fondi nella seduta dello scorso mercoledì.

Dopo aver illustrato l'estensione della rete consolare italiana (116 uffici consolari, 514 uffici consolari onorari), la distribuzione nei cinque continenti (60 in Europa, 32 in Centro e Sud America, 14 in Nord America, 12 in Asia e Oceania, 8 Mediterraneo e Medio Oriente, 4 in Africa sub sahariana), il numero dei connazionali residenti in ciascun continente (1.983.247 in Europa; 1.321.735 nelle Americhe; 118.951 in Asia ed Oceania; 38.160 in Africa sub-sahariana e 23.088 nel Mediterraneo e Medio Oriente) e quello (2.151) degli impiegati, nella lettera si citano alcune delle dichiarazioni rilasciate dal Vice Ministro Danieli alla presentazione della mappatura consolare in cui disse, tra l'altro, che per alcuni uffici il carico di lavoro è "ai limiti della sostenibilità".

Guillen e Matozza, poi, si soffermano sulla situazione in Argentina dove ci sono 505.915 italiani, di cui 31.964 a Bahía Blanca, 246.205 a Buenos Aires (insieme alle agenzie di Lomas de Zamora e Moron), 44.567 a Córdoba, 61.343 a La Plata, 29.443 a Mar del Plata, 71.713 a Rosario, e 20.670 a Mendoza.

Quanto a Buenos Aires, nel 2006 il Consigliere per l'Emigrazione e gli affari sociali dell'Ambasciata d'Italia, Fabrizio Marcelli, dichiarava che "gli italiani a Buenos Aires sono circa 250.000 e al Consolato Generale lavorano 47 persone con i tre consoli compresi e non si riesce a soddisfare le necessità quotidiane".

Nella lettera, i due rappresentanti della Pro Civitas ricordano che dal 2002 a Buenos Aires è sospeso l'inizio di nuove pratiche di riconoscimento della cittadinanza. Altrettanto succede negli altri consolati e Vice Consolati italiani in Argentina ed in America latina. "Certamente - commentano - non si può più andare avanti cosi, la gente, si vede privata dei suoi diritti per mancanza di personale e di budget per assumere nuovi impiegati".

Ed ecco allora la loro proposta: "stabilire una tassa sulla cittadinanza così come c'è la tassa sul passaporto, sui certificati erogati dal consolato, sul ticket sanitario e così via. Potrebbero entrare dentro questo gruppo anche i figli di madre italiana, nati prima del 1.1.1948 e loro discendenti".

"Ogni gruppo famigliare - spiegano - potrebbe pagare la somma di 200 euro per iniziare la pratica di cittadinanza. Al consolato di Buenos Aires gli uffici sono aperti al pubblico 4 giorni la settimana, ogni impiegato potrebbe ricevere in media 8 pratiche di cittadinanza al giorno (dalle 8 alle 13)". I conti sono presto fatti: se sono 8 le pratiche al giorno, ogni impiegato alla fine dell'anno ne ha evase 1408. al costo di 200 euro a pratica l'introito all'anno sarebbe di 281.600 euro.

Secondo la Pro Civitas, il Consolato di Buenos Aires riuscirebbe ad introitare cifre assai rilevanti: visto che sono 10 gli impiegati che si occupano di cittadinanza, le pratiche trattate ogni giorno sarebbero 80 e, quindi, alla fine dell'anno la sede avrebbe introitato 2.816.000 euro.

Nella lettera, Guillèn e Matozza illustrano anche i casi dei Consolati che possono impiegare solo 6 impiegati (8440 pratiche l'anno; 1.689.600 l'introito) e dei Vice Consolati e Agenzie Consolari con 3 impiegati (4224 pratiche l'anno; 844.800 euro l'introito).

"Con questa proposta - spiegano - i Consolati e Vice Consolati potrebbero avere un introito extra di 281.600 euro per impiegato, ricevendo 26752 nuove pratiche all'anno e 5.350.400 euro con solo 19 impiegati locali a contratto. La spesa per ogni impiegato sarebbe pari a 19.500 euro l'anno di stipendio (circa 1500 euro al mese per 13 mesi). L'utilità sarebbe dunque di 262.100 euro per impiegato locale contrattato".

Tre i vantaggi immediati: "i Consolati e i Vice Consolati potrebbero assumere personale locale per migliorare i servizi consolari senza dipendere del budget del MAE né dalla finanziaria 2008, e potrebbero utilizzare parte di questi introiti per l'assistenza ai connazionali bisognosi e per diffondere la cultura italiana. Questa proposta si potrebbe estendere a tutta la rete consolare".

Inoltre, sarebbero "migliorati i servizi erogati agli italiani all'estero".

Da ultimo, ma non per questo meno importante, "migliorerebbe l'immagine dell'efficienza dell'Amministrazione Pubblica Italiana".

Guillèn e Matozza hanno pensato anche a come trovare un introito supplementare per assumere del personale: "obbligare chi vuole il riconoscimento della cittadinanza italiana a richiedere il passaporto italiano: con quella tassa, pari a 80 euro in Argentina, si troverebbero i soldi per assumere personale locale".

"Ci auguriamo - concludono - che i parlamentari italiani eletti all'estero possano appoggiare questa proposta per renderla operativa al più presto, per tutti gli italiani all'estero". (aise)

 

AFGHANISTAN, SCOMPARSI DUE MILITARI ITALIANI

Soldati italiani in Afghanistan (Ap)

 

I talebani: «Non coinvolti». Al Jazira: «Sono agenti dei servizi segreti»

Il ministero della Difesa: «Si ritiene che siano stati rapiti assieme a due afgani», ma la situazione resta ancora poco chiara

 

(23/09/07) Corriere della Sera. HERAT (Afghanistan) - Due militari italiani mancano all'appello da sabato sera. Di loro si sono perse le tracce nell' ovest dell'Afghanistan

 

«Siamo di fronte - ha detto il ministro della Difesa Arturo Parisi - a una situazione non ancora chiara». I famigliari dei due soldati - di cui non sono state fornite le generalità - sono stati avvisati. In una nota del ministero della Difesa si dice che si sta seguendo la pista del rapimento e che insieme ai due sono scomparsi anche due afghani, poi invece rientrati a casa in serata. «I militari - prosegue la Difesa - operavano nella Regione Ovest, nell'area di Shindad, distretto della provincia di Herat, e le loro ultime notizie certe risalgono alla giornata di sabato nel distretto di Shindad. Il personale svolgeva attività di collegamento con autorità civili locali».

 

RIETRATI AD HERAT AUTISTA ED INTERPRETE - L'autista e l'interprete che viaggiavano con i due soldati italiani sono tornati a casa nella sera di domenica nel capoluogo. Ad annunciarlo il capo della polizia criminale della provincia Ali Khan Husseinzada, specificando che i due non sono stati «ancora interrogati ma che saranno convocati lunedì».

 

D'ALEMA: «RASSICURAZIONI DA KARZAI» - Il ministro degli Esteri italiano Massimo D'Alema, che ha escluso qualsiasi rivendicazione, al Palazzo di Vetro dell'Onu ha incontrato il presidente afghano Hamid Karzai, il ministro degli Esteri iraniano Manouchehr Mottaki, e il segretario di Stato americano Condoleezza Rice. «Ho parlato con il presidente Karzai - ha poi detto D'Alema -. Mi ha informato di quello che le autorità afghane stanno facendo. Ho parlato anche con il suo consigliere per la sicurezza che ha parlato con il governatore di Herat in mia presenza. Ne ho parlato con il ministro degli Esteri iraniano e il segretario di Stato ha espresso solidarietà e impegno fattivo degli alleati per collaborare alle ricerche».

 

TALEBANI: NON COINVOLTI - Intanto, il portavoce dei talebani in Afghanistan, Qari Mohammad Yussef Ahmadi, contattato telefonicamente dall'agenzia Ansa da Kabul, ha detto di non avere nessuna informazione sul rapimento di italiani nella provincia occidentale di Herat. «Non ne sappiamo niente», ha detto Yussef Ahmadi, che parlava da una località sconosciuta.

 

PRELEVATI DA UN CLAN? - Non arrivano conferme neanche da Kabul circa il possibile sequestro dei due italiani: Haji Mohammad Alam, capo della polizia del distretto di Shindand, nell'estremo Sud della provincia di Herat a 120 chilometri dal capoluogo, ha dichiarato che «due italiani con due afghani» sono passati sabato al posto di blocco di Azizabad (a Shindand) e non sono più tornati. Intanto, secondo il direttore dell'agenzia di stampa afgana Pajhwok, Danish Karokhel, che ha seguito da vicino diversi sequestri nel paese, i due italiani sarebbero stati «rapiti per denaro» dai membri di una tribù locale e trattenuti nella vicina provincia di Farah. La stessa agenzia però poco dopo ha dato una versione diametralmente opposta parlando di rapimento ad opera dei talebani.

 

REPARTO - Mentre la tv araba Al Jazira ha detto che «secondo alcune nostre fonti si dice che i due italiani scomprasi non sono dei soldati ma degli agenti che lavorano per i servizi segreti italiani», al momento non è stato ancora reso noto a quale reparto appartengano i due soldati. Del contingente di Herat fa parte anche un distaccamento di forze speciali che perlustra l'intera regione ovest dell'Afghanistan, tutto sotto il comando italiano. L'agenzia di stampa Ansa fa sapere di avere contattato fonti informate che avrebbero riferito che i due militari apparterrebbero all'intelligence. Anche secondo la Reuters, che cita notizie della sicurezza occidentale presente in Afghanistan, si tratterebbe di due componenti dell'intelligence. Intanto la vicenda scatena, come spesso accade in queste situazioni, una nuova polemica politica: il Pdci chiede il ritiro immediato delle truppe, mentre Forza Italia fa appello all'unità nazionale.

 

GRILLO: "IL WEB È DEMOCRAZIA. ECCO PERCHÈ I POLITICI NON CI SONO"

Beppe Grillo durante il V-Day. Centinaia di migliaia di persone in piazza con lui.

Prodi è un "Valium", Berlusconi "un ologramma"

  

Italia chiama Italia. Grillo non desidera  parlare con i giornalisti italiani, considerati i  «cani da guardia» del potere politico. Peggio. Secondo il comico genovese i mezzi di informazione tradizionali «sono finiti» e saranno presto annullati dal web, considerato il solo vero spazio di democrazia.

 

Nell'intervista, in parte già ripresa anche dalle reti televisive italiane, Grillo parte dal ruolo sempre più importante assunto da Internet per tornare a prendere di mira Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Prodi è un "Valium", Berlusconi "un ologramma". Grillo elogia il web perché non consente di mentire: se lo si fa, evidenzia il comico, «dopo 24 ore ti arrivano 2 mila messaggi per dirti che sei un cialtrone».Grillo? Silvio Berlusconi dice che è di sinistra, anzi, che «è la peggiore costola della sinistra».

 

«Ma io ti spacco la faccia...»,  al cronista che gli chiede se lui si senta di destra o di sinistra, Grillo finge di reagire in malomodo, precisando subito che «sto scherzando» e ribadendo che destra o sinistra sono categorie che non esistono più. Così come presto non esisteranno più, a suo parere, anche giornali e tv. E lui farà di tutto per accelerarne la scomparsa: «Il prossimo v-day sarà per togliere il finanziamento pubblico a questa merda di informazione».

 

Prodi-Alzeheimer. Però c’è l’episodio dell’Alzeheimer usato come insulto a Prodi e le critiche a Mauro Mazza per il suo editoriale anti-Grillo, e qui sono i vertici del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Lorenzo Del Boca e Enzo Iacopino, a intervenire per ricordare che «la stessa libertà di espressione che garantisce le dichiarazioni di Beppe Grillo deve valere anche per Mauro Mazza», anche se «i giornalisti sono titolari di una grande e grave responsabilità perchè devono essere rispettosi dei fatti, pacati nei commenti, equilibrati nei giudizi e attenti a non urtare suscettibilità e non necessariamente devono assecondare la piazza».

 

Grillo continua a "spaccare" il governo. Antonio Di Pietro lo difende: «Gli elettori non hanno più fiducia, sono disgustati dai politici, perchè troppi e inutili, e lo dimostra il successo di Grillo che non vuole uccidere i partiti, dice soltanto che mantengono una classe dirigente di cui non abbiamo più fiducia. La verità è che ai miei colleghi gli rode, perchè hanno paura di perdere la poltrona». Clemente Mastella ricambia gli attacchi: «Strana forma di democrazia vi siete inculcati in testa. Ma già, voi siete quelli del bollino. Quelli per il quali ci sarà uno che dirà ’questa è una pera matura, quest’altra non ancorà. Ma sì, fatevi mettere il bollino. E provate a prendere i voti con le bestemmie che lasciate sul mio blog. Come programma non c’è male».

 

IL CRAM SCOPRE UN GRANDE ABRUZZO ANCHE IN SUD AFRICA

Il Ministro Dorothy Mahlangu (nella foto, terza da destra) con il Presidente del Cram Donato Di Matteo ed altri delegatiL’assemblea degli Abruzzesi nel Mondo conclude i lavori a Johannesburg e guarda al futuro

 

di Goffredo Palmerini *

 

L’AQUILA – Sono appena rientrati nei rispettivi Paesi i delegati delle comunità abruzzesi nel mondo che hanno tenuto, dal 5 al 9 settembre, la loro assemblea annuale a Johannesburg, convocata in Sud Africa dal presidente del CRAM, Donato Di Matteo, per unanime decisione dello stesso organismo per meglio conoscere, ogni anno, le realtà associative regionali nei vari continenti. I lavori appena conclusi consentono una riflessione sulle politiche avviate con successo nel 2007 e sulle prospettive per il futuro. Il meeting degli Abruzzesi nel Mondo era iniziato con una significativa visita alla casa natale di Nelson Mandela, a Soweto, ora diventata un piccolo museo. Nel sobborgo nero dell’immensa metropoli il CRAM ha inteso rendere omaggio all’uomo politico, premio Nobel per la pace, padre del Sud Africa finalmente affrancato dall’apartheid, il regime dei boeri bianchi che dal 1947 e fino al ’94 aveva tenuto privati dei diritti civili ed ai margini della democrazia i nativi neri, costituenti l’80% circa dell’intera popolazione. La lunga lotta civile dell’ANC (African National Congress), mai fermatasi durante i 27 anni di reclusione inflitti a Mandela, finalmente poneva fine al regime, anche per la lungimiranza dell’ultimo suo presidente, Frederick W. Le Klerk - anch’egli insignito del Nobel per la pace - avviando quel grande Paese alla democrazia compiuta. Nel 1994, nelle prime elezioni a scrutinio universale dopo la fine della segregazione razziale, Nelson Mandela diventava presidente del Sud Africa. E’ stata una transizione incruenta, alla quale ha giovato l’opera dell’arcivescovo Desmond Tutu - altro premio Nobel per la pace – nell’accompagnare il Paese alla fine del regime razzista ed alla democrazia. Non senza problemi e difficoltà profonde, però, ancor oggi. Forse più d’una generazione sarà necessaria per risolverli. Ma intanto il Sud Africa ha posto le basi per essere il Paese traino del continente africano, forte delle sue immense ricchezze minerarie (primo produttore d’oro, platino, vanadio, cromo, manganese) e pietre preziose, con un’agricoltura fiorente ed un moderno sistema industriale, con un’efficiente rete d’infrastrutture stradali, ferroviarie e portuali, che da qualche anno gli assicurano un elevato trend di crescita, giunto al 5% circa nel 2006. Certo, ancora pesanti traumi sociali sono dovuti all’attuale distribuzione della ricchezza e del peso politico all’interno del sistema. Ma tutto questo gradualmente rientrerà, con la parallela crescita della giovane democrazia sudafricana.

 

In tale contesto opera in Sud Africa la nostra comunità, 65000 italiani circa delle varie generazioni. Ed in essa quella abruzzese, stimata intorno ai cinquemila membri, ben inserita nell’economia e nella società sudafricana. A Johannesburg circa 800 sono gli abruzzesi. L’imprenditore Carmine Angelucci, costruttore di reti elettriche ad alta tensione, originario di Castelfrentano, in provincia di Chieti, per 8 anni membro del Comites, da 10 è presidente dell’Associazione regionale. Esponente assai in vista della comunità abruzzese di Johannesburg è Maurizio Mariano, 43 anni, brillante avvocato a capo d’uno studio legale con un centinaio di dipendenti, per sette anni membro del CGIE e presidente del Comites, ora lanciato verso un promettente futuro politico con l’ANC, il partito di Mandela. Infine Mario Di Cicco, componente del CRAM, ingegnere, ex ufficiale della Marina sudafricana e già presidente del Circolo italiano, completa il trio d’anfitrioni che hanno governato la perfetta accoglienza degli Abruzzesi giunti a Johannesburg per il loro congresso. Non deve dunque stupire se all’apertura dei lavori del CRAM, oltre alla reggente del Consolato d’Italia, Giovanna Rigato, era presente Dorothy Mahlangu, Ministro per gli Enti Locali nel governo del Gauteng, provincia più densamente popolata (9,5 milioni d’abitanti) delle nove che compongono lo Stato federale del Sud Africa. La presenza dell’affermata donna di governo all’assemblea ha reso evidente, non solo simbolicamente, l’alta considerazione in cui è tenuta la comunità italiana in Sud Africa, e particolarmente quella abruzzese. D’altronde nell’intervento, per nulla di circostanza, il Ministro ha esplicitamente richiamato la rilevanza italiana nella società e nell’economia dello Stato, l’affermazione della componente abruzzese di cui ha tessuto le lodi, non mancando di sottolineare il forte rapporto d’amicizia con Maurizio Mariano e la proiezione del professionista in ruoli importanti nella politica del Paese. Con puntuali annotazioni ha illustrato le potenzialità del Sud Africa e le opportunità che offre, ma anche i problemi sociali aperti, quali sicurezza e sanità, sui quali il governo è fortemente impegnato. Dell’Abruzzo, regione che il Ministro visitò qualche anno fa, ha poi ricordato le bellezze ambientali ed artistiche senza timore di tradire lo stupore avuto durante quel viaggio. Il Presidente Di Matteo, a nome della Regione e del CRAM, ha ringraziato il Ministro per la speciale attenzione che ha riservato al meeting degli Abruzzesi nel Mondo.

 

Un’immagine nitida sul ruolo della comunità abruzzese in Sud Africa si percepisce da una sommaria analisi delle imprese impegnate nel settore delle grandi costruzioni e delle reti civili. Acquedotti, elettrodotti, reti di smaltimento, costruzioni edili e stradali, ma anche meccanica fine e catene di ristorazione. Tra esse primeggiano proprio quelle abruzzesi. Hanno sede a Johannesburg, ma con attività in tutto il Sud Africa, le società Martini Bros, Dino Martini, Fratelli Valente, nel settore delle grandi reti civili, dirette da imprenditori di Rovere (L’Aquila), quindi Lamberto Carnicelli di Ovindoli (L’Aquila), Antonio Di Loreto di Castelfrentano (Chieti) nel settore delle costruzioni edili, Cesare Di Giacomo di Sulmona (L’Aquila) nelle costruzioni di reti elettriche, Beniamino Di Zio di Loreto Aprutino (Pescara) nella meccanica di precisione. Nella grande ristorazione, con una diffusa catena d’esercizi, il Gruppo Mastrantonio, diretto da Gianni Mariano di Pescara. A Durban ha sede l’impresa Buccimazza, a Cape Town l’impresa Colarossi, entrambe di Rocca di Mezzo (L’Aquila), operanti nel settore delle grandi reti civili. Infine, abruzzese è la più grande zecca privata del Sud Africa: medaglie, incisioni, fusioni hanno il marchio di Eustachio Pagliari, originario di Scanno (L’Aquila), forse retaggio dell’antica arte orafa che da secoli ha in Abruzzo un’alta tradizione. Ne avrà per molto con i mondiali di calcio, che si svolgeranno in Sud Africa nel 2010.

 

Tanto emerge dell’imprenditoria abruzzese in Sud Africa, paese vasto quattro volte l’Italia, 48 milioni di abitanti, con forti prospettive di crescita economica e sociale, sebbene con un bagaglio di problemi e tensioni ancora da risolvere. Questo il banco di prova per la giovane democrazia sudafricana, attenta a costruire un ordinato sviluppo, ma proprio per questo  bisognosa di solide relazioni internazionali, soprattutto con l’Italia e con gli altri Paesi europei che lì hanno forti comunità, nazionali e regionali. L’Abruzzo certamente farà la sua parte. Il meeting di Johannesburg ha consolidato l’iniziativa regionale. Sulla scorta dei risultati raggiunti con le attività ed i progetti avviati nell’anno, per il 2008 il programma approvato dal CRAM prevede un rafforzamento delle iniziative dell’Abruzzo all’estero nel settore della formazione, della cultura, della promozione turistica ed economica, in stretta sinergia con le comunità regionali nel mondo. Si punta anzitutto sulle giovani generazioni della nostra emigrazione, che a novembre terranno il loro congresso a Mar del Plata, in Argentina. Il CRAM ha davvero innescato un salto di qualità. Alla nostalgia si sostituisce l’avvio di iniziative produttive. In Brasile la Federazione Abruzzese, in funzione di agenzia, sta avviando un progetto pilota per la promozione del turismo e dell’enogastronomia regionale. Su tali obiettivi il CRAM, approvando la proposta di budget per il 2008, ha votato all’unanimità una risoluzione per impegnare la Giunta Regionale ad investire di più sulla grande risorsa delle comunità abruzzesi all’estero, chiedendo uno stanziamento maggiore a sostegno del programma dell’anno venturo. Ha infine deciso di tenere ad Adelaide, in Australia, l’assemblea del prossimo anno ed un nuovo congresso dei giovani a Montreal, in Canada. 

 

Il CRAM ha fatto quindi una doverosa visita al Cimitero militare italiano di Zonderwater, dove sono sepolti 252 militari deceduti per varie cause durante il periodo di prigionia, dall’aprile del ‘41 al 1947. Provenivano dai campi di battaglia in Libia ed Etiopia i nostri soldati prigionieri di guerra nei 18 campi allestiti in Sud Africa, tra cui quello di Zonderwater. Le testimonianze rimaste nel campo, per quanto possa essere sopportabile una prigionia del genere, descrivono comunque un trattamento dignitoso. Toccanti i reperti di quegli anni di prigionia nel museo allestito accanto al cimitero, del quale da sei anni si cura con passione ammirevole l’ing. Emilio Coccia. E’ un vero giardino della memoria italiana, sebbene in un periodo drammatico. L’ingegno, l’arte e la creatività dei prigionieri italiani vivono in quel museo: disegni e pitture, oggetti di fine artigianato, pagine di ricordi, lo sforzo di non arrendere alla restrizione della libertà fisica quella interiore. In quel campo di prigionia passarono Vittorio Tagliente e Palumbo Fioravante, rispettivamente padre del consigliere regionale Giuseppe Tagliente e nonno del presidente del CRAM, Donato Di Matteo. In silenzio, tra le croci bianche, i componenti del CRAM hanno sfilato in rispettoso raccoglimento. Molti gli abruzzesi sepolti: Ugo Caroccia di Palena, deceduto nel ’41, Cesidio Conte di Roccamorice (’42), Sabatino Ruscitti di Celano(’44), Camillo Di Paolo di Lettomanoppello (’44), Arturo Pizzola di Roccacasale (’43)Gerardo Salerno di Ari (’44), Domenico Di Paolo di Abbateggio (’43). La Regione Abruzzo, per iniziativa dei consiglieri Di Matteo e Tagliente, farà il suo dovere verso il cimitero di Zonderwater, contribuendo all’ampliamento del museo. I fondi dall’Italia coprono le esigenze ordinarie. Ma per garantire al meglio il decoro del cimitero, davvero molto dignitoso, soccorre la comunità italiana in Sud Africa ed altre straordinarie contribuzioni. L’omaggio ai nostri caduti prigionieri di guerra ha completato gli incontri avuti con la comunità di Johannesburg, presso Circolo italiano situato in una bella zona residenziale della metropoli, tanto estesa quanto immersa nel verde della sua fiorente vegetazione d’altura – la città è a 1750 m. d’altitudine – con un clima gradevole tutto l’anno. Il Circolo è molto funzionale e ricco di spazi ricettivi. Tante le strutture sportive a corredo, anche una scuola. Ora, in fondo ai campi da gioco, la comunità sta costruendo Casa Serena, perché nessun italiano resti solo e trovi invece la solidarietà della comunità, in un confortevole luogo dove mai si perdano presenza, voci, echi e radici della propria italianità, in Africa. 

 

*gopalmer@hotmail.com componente del Consiglio Regionale Abruzzesi nel Mondo

 

A COSENZA E SIBARI LE INSTALLAZIONI DI JANNIS KOUNELLIS

Jannis Kounellis

 

di Manuela Fragale

 

Una provincia in trepida attesa per l'evento culturale che si terrà in contemporanea a Cosenza e a Sibari. Il prossimo 29 settembre sia la Galleria Nazionale di Palazzo Arnone, nel capoluogo, sia il Museo della Sibaritide inaugureranno la mostra realizzata nell'ambito del progetto denominato "I luoghi del Mito. Magna Grecia e Arte Contemporanea" che potrà essere visitata fino al 30 dicembre.  L'evento rientra nel programma "Sensi Contemporanei", promosso congiuntamente alla DARC del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, al Ministero per lo Sviluppo Economico e alla Fondazione Biennale di Venezia, in collaborazione con la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico della Calabria e con la Soprintendenza per i Beni Archeologici per la Calabria. Una duplice occasione da non perdere per gli amanti dell'arte contemporanea, che avranno modo di apprezzare il celebre artista greco. Jannis Kounellis, nato nel 1936 al Pireo, si è trasferito a Roma a soli vent'anni per completare gli studi presso l'Accademia delle Belle Arti. Nel 1960 esordisce con la prima personale presso la galleria romana La Tartaruga: l'espressività informale conosciuta nell'ambiente romano, che suscita notevole scalpore anche negli ambienti più sensibili al linguaggio delle avanguardie storiche e all'astrattismo, consente a Kounellis di cogliere il valore evocativo di quell'automatismo gestuale, legato alla liberazione degli impulsi interiori. Ecco che l'urgenza comunicativa prevale fin dalle prime tele, caratterizzate da segni tipografici ingranditi, dipinti a monocromo scuro e fluttuanti su superfici chiare, in cui il frammento linguistico, ravvicinato e indecifrabile, viene sottoposto ad una struttura logicamente ordinata. Alla fine degli anni Sessanta Kounellis svolge le premesse del proprio linguaggio creativo in sintonia con la comunità artistica dell'Arte Povera, puntando sull'uso di materiali e oggetti prelevati direttamente dal reale. «Niente – afferma Kounellis – è più mitico del fuoco, niente è più mitico e greco della lana: il filo delle Parche, le capre e i pastori, le zampe irsute dei satiri e di Pan». Tra gli anni Sessanta e Settanta si accentua la vis polemica dell'artista. Ne è emblema la porta chiusa con pietre, presentata a San Benedetto del Tronto nel 1969, in cui l'uso di materiali ormai consueti per l'artista sorprende comunque per l'inedita collocazione tale da impedire l'accesso all'ambiente che gli era stato riservato per accentuare il senso di rifiuto, la volontà di denuncia e d'insofferenza nei confronti di quelle forme di fruizione dell'arte e degli spazi espositivi, modellate sugli esempi del consumo immediato e superficiale, tipico della civiltà di massa. Con gli anni Settanta, poi, Kounellis si propone stando seduto, con la maschera sul volto e in compagnia del flautista attorno ad una tavola sacrificale, imbandita con i frammenti di una statua classica e con un corvo impagliato che funge da messaggero di morte e dissoluzione. È il momento della disincantata e amara constatazione del fallimento dell'utopia. Nell'ultimo periodo la produzione di Kounellis è caratterizzata dal recupero sincretico di tutto il lessico maturato nei decenni precedenti, combinato in ampie e complesse sequenze narrative, secondo una monumentalità corrispondente all'originaria vocazione della sua creatività su scala urbana. E quando inscena il suo "Atto unico", posiziona in un immenso labirinto di lamiere le sue note carboniere e cotoniere, i sacchi di iuta, i mucchi di pietre: sono gli atti dell'arte che si sottrae alla riproducibilità della produzione industriale. Le installazioni dell'artista greco giungono finalmente in Calabria. Nella Galleria nazionale di Palazzo Arnone, a Cosenza, Kounellis affianca le proprie opere a quelle di Mattia Preti, in un dialogo motivato dall'interesse più volte manifestato per la pittura caravaggesca e più in generale per i cruciali sviluppi ideologici della pittura controriformista. Per "Senza titolo, 2007", l'artista propone un vasto insieme plastico poggiato su una struttura identificabile con la lettera alfabetica K. Nelle sale del Museo Archeologico della Sibaritide, invece, Kounellis propone un connubio di sassi sospesi e ciotole odorose che emanano il profumo della Calabria e della Magna Grecia: un'opera le cui proprietà di presenza si coniugano con ogni ambiente del museo, integrandosi temporalmente ad esso e rendendo il museo, i suoi reperti e i luoghi circostanti l'oggetto sensibile della propria azione estetica. 

 

PERÙ: FUJIMORI, ESTRADATO DAL CILE, ARRIVA IN PATRIA

(22/09/07) Corriere del Ticino. LIMA - Il velivolo Antonov 32 della Polizia nazionale peruviana, in viaggio verso Lima con a bordo l'ex presidente Alberto Fujimori estradato dal Cile, è atterrato alle 13,20 locali (le 20,20 in Svizzera) nella città di Tacna (Perù meridionale) per uno scalo tecnico. In questo modo Fujimori è rientrato per la prima volta in Perù dal novembre 2000, quando all'inizio del suo terzo mandato si esiliò in Giappone, paese di cui ha pure la cittadinanza, a seguito degli sviluppi di uno dei più grandi scandali di corruzione avvenuti sotto la sua gestione.

 

Un gruppo di varie decine di sostenitori di Fujimori si sono recati nell'aeroporto di Tacna per manifestare la loro solidarietà, guardati a vista dalla polizia peruviana.

 

E' previsto che una volta riempiti i serbatoi, l'aereo riprenda il suo cammino verso la capitale peruviana, dove dovrebbe arrivare un paio d'ore dopo il decollo.

 

NAPOLITANO: "SMANIA DI COMPARIRE PREVALE SUI CONTENUTI"

Il presidente della Repubblica, Giorgio NapolitanoIl presidente della Repubblica ammonisce: «Le istituzioni non sono una passerella»

 

(22/09/07) La Stampa. NAPOLI «Viviamo un periodo della nostra vita pubblica in cui purtroppo anche la smania dei mezzi di comunicazione, figuriamoci poi il comparire in televisione, finisce per prevalere sui contenuti. Ma le istituzioni non sono una passerella». Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rispondendo ai ragazzi della scuola Caracciolo del quartiere Sanità a Napoli.

 

Ad una studentessa che gli chiedeva che cosa bisogna fare per evitare che le apparizioni delle istituzioni, a Napoli o altrove, vengano percepite solo come passerella, il capo dello Stato ha risposto che «il solo fatto che queste appaiano in questo modo deve preoccupare e preoccupa me che, onestamente, credo di poter dire di non averle mai considerate tali».

 

Per il capo dello Stato il rischio è che «la smania di apparire» prevalga sui contenuti e sulle cose che si dicono e che poi dovrebbero essere tradotte in fatti concreti.

 

Per questo, ha ammonito Napolitano, «se si è investiti di funzioni istituzionali bisogna affrontare con dignità il fatto di rappresentare i cittadini». «Sono persuaso - ha concluso il presidente della Repubblica - che le istituzioni qui a Napoli non siano una passerella, ma è bene che ci sia il vostro spirito critico e lo stimolo affinché nessuno si preoccupi solo della propria immagine o della propria visibilità ma sia in grado di rispondere alle esigenze dei cittadini».

 

TRA MIKE E LA GOGGI TORNA IL SERENO

Mike Bongiorno e Loretta Goggi (Emmevì)

Dopo lo strappo della prima serata i due sul palco di Miss Italia

Ha funzionato la mediazione del direttore Fabrizio Del Noce.

Poi la giuria chiede: «Inquadrate i fondoschiena». Mike perplesso

 

(22/09/07) Corriere della Sera. SALSOMAGGIORE - Tra Mike Bongiorno e Loretta Goggi il clima è tornato sereno: entrambi sul palco del Pala Cotonella per la seconda serata delle finali di Miss Italia, andando quindi avanti nel programma originario a prescindere dallo «strappo» avvenuto giovedì sera in diretta.

 

Il primo a comparire è stato Mike, al quale il pubblico in sala ha tributato a sorpresa una standing ovation, quasi a volersi schierare con lui. Poi Mike, dopo i saluti di rito e i ringraziamenti, ha ricordato che con lui in questa circostanza c'è «una straordinaria donna di spettacolo, una brava attrice, sono contento di averla con me. Signori, Loretta Goggi».

 

Loretta GoggiLA GOGGI - A questo punto è entrata in scena anche la Goggi che, rivolgendosi alle concorrenti schierate lungo la scalinata, ha detto «siete bellissime. Ve l'ho già detto ieri? No, ero troppo agitata...». Un riferimento più che esplicito alla lite televisiva della prima serata. Poi lo spettacolo è cominciato ad andare avanti secondo programma, a conferma che la mediazione operata per l'intero giorno dal direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce e dal capo struttura, Paolo De Andreis, oltre che dallo staff della "Miren", aveva funzionato e la coppia di conduttori si è ritrovata al PalaCotonella sebbene per l'intera giornata Mike e Loretta, a quanto è dato sapere, non avevano avuto alcun contatto o se c'era stato (ma nessuno se n'è accorto) è stato all'insegna della massima riservatezza.

 

 Lado B

 

IL LATO B - Non solo inquadrature frontali ma anche inquadrature dei fondo schiena delle concorrenti per il titolo di Miss Italia. È quello che ha chiesto la giuria tecnica del concorso, affidando a Guillermo Mariotto il compito di farsene portavoce. «Per giudicare - ha detto - noi abbiamo bisogno di vedere anche i 'dietri', non solo davanti». A dargli sostegno anche il presidente di giuria di venerdì sera, il campione di motociclismo Max Biaggi, il quale ha sostenuto che questo servirebbe per una maggiore completezza nella valutazione. E Mariotto a sua volta ha aggiunto «Anche il lato B è importante». Sia Mike Bongiorno che Loretta Goggi hanno però manifestato perplessità, chiamando quindi in causa Patrizia Mirigliani, la quale ha detto che questo tipo di inquadratura potrebbe anche essere fatta solo nel momento in cui le ragazze camminano, e non certo mettendole in posa in quella maniera. È però pervenuto Mike dicendo che a suo parere comunque non si può fare perchè in precedenza così non è stato per altre concorrenti già eliminate e che quindi potrebbero in tal caso rivendicare lo stesso «diritto» ovvero rimettere tutto in gioco. «Semmai - ha chiuso Mike - se ne può parlare domenica, quando a sfilare saranno tutte le concorrenti ammessi alla semifinale e che quindi partiranno alla pari».

 

FASSINO: "UN ALTRO GOVERNO NON C'È. SE CADE PRODI, ELEZIONI ANTICIPATE"

Piero FassinoBerlusconi: "Bene, abbiamo la stessa opinione".

 

Il leader Ds fa il punto sulle tensioni nella maggioranza

"Al Senato il margine è stretto, serve senso di responsabilità"

 E a Napolitano: "Mai avuta la smania di apparire"

 

(22/09/07) La Repubblica. ROMA - "Un altro governo non c'è, se cade questo si va ad elezioni anticipate" mette in chiaro intorno all'ora del pranzo il segretario ds Piero Fassino richiamando "il senso di responsabilità" dei soci dell'Unione. Nel pomeriggio, facendo due passi in centro nel primo week end romano dopo la pausa estiva, gli risponde Berlusconi: Fassino ha proprio ragione, "condividiamo quella che io considero una necessità per il paese". Il voto anticipato. Nel mezzo di questo fraseggio a distanza, il resto dell'Unione si muove, si agita, dice la sua. E prima il segretario di Rifondazione Franco Giordano, poi il numero 1 dei Verdi, il ministro Alfonso Pecoraro Scanio, convergono sull'aut-aut di Fassino.

 

Quarantotto ore dopo il giovedì nero del Senato - l'ennesimo - e in attesa del vertice di mercoledì in cerca di una blindatura per la Finanziaria, la crisi è ben lontana dall'essere risolta. Anzi. Prodi ha parlato chiaro nella riunione del Consiglio dei ministri, attenzione ha detto, non sciupiamo tutto perchè così finisce male. Nel senso: ammesso che ci sia qualcuno che ci sta pensando, se lo scordi, se cado io si va al voto e non ci saranno incarichi tecnici.

 

"Tutti devono essere consapevoli che un altro governo non c'è, e se cade questo governo si va a elezioni anticipate. Chi ha la responsabilità di governare non può esporre il Paese a questo rischio" avverte Fassino. "Al Senato - ricorda il leader della Quercia - la maggioranza ha, com'è noto, un margine molto stretto. Questo richiede un senso di responsabilità da parte di tutta la coalizione, senso di responsabilità che non sempre si manifesta".

 

Passano poche ore ed arriva la replica di Berlusconi. Un messaggio alla maggioranza ma anche a chi - ad esempio l'Udc - punta più a un governo tecnico di riforme. "Mi fa piacere - afferma durante una

passeggiata per le vie di Roma - che Fassino condivida quello che io considero una necessità per il Paese". Il Cavaliere "prende" solo una parte del discorso di Fassino, omette totalmente l'appello al senso di responsabilità e il sottinteso no manovre, non ci sarà governo tecnico. "Berlusconi non imbrogli le carte, non ho chiesto elezioni" lo corregge poi il segretario della Quercia.

 

Durante la passeggiata il Cavaliere manda anche un altro messaggio, una replica all'appello del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha detto "basta politica in tivù", basta con questa "voglia di apparire". Ecco, Berlusconi - lo dice proprio lui - questa "smania" non ce l'ha mai avuta: "Del resto - precisa il presidente di Fi - io ci vado poco in tv. Nell'ultimo anno l'unica volta che ci sono andato è quando sono stato ospite della trasmissione di Giuliano Ferrara".

 

Era stato lo stesso Romano Prodi a lanciare l'allarme venerdì mattina aprendo la riunione del Consiglio dei ministri: quanto è successo al Senato "è inaccettabile", "così non duriamo a lungo". Oggi il premier ribadisce l'impegno del governo in un "momento di passaggio complicato, con un deficit e un bilancio pesante ricevuto" e l'obbligo di "mettere a posto e trovare risorse con pazienza e serietà e obiettivi che siano stabili nel lungo periodo". Scelte "che possono far perdere in popolarità" ma "non si perde né il riferimento morale né quello politico, purché i risultati arrivino. La Finanziaria va nella stessa direzione. Dobbiamo prendere delle decisioni per spingere in alto il tasso di sviluppo del nostro Paese e delle nostra economia".

 

La Finanziaria sarà un banco di prova per il governo, osserva il ministro del Lavoro Cesare Damiano, e deve quindi arrivare in porto anche perché "se si tira troppo la corda, il governo salta, non può reggere". E se si fa saltare questo governo "si avrà la responsabilità di consegnare questo Paese al centrodestra. Credo che questo rischio nessuno lo voglia correre".

 

In realtà chi sembra spingere di più sulla crisi, in nome di una presunto tradimento del programma, è la sinistra radicale. Dopo lo "spettacolo" del Senato "non so se il governo terrà - dice il ministro per la Ricerca, Fabio Mussi - ma se dovesse cadere non è per responsabilità addossate alla sinistra". Parla diretto il segretario di Rifondazione Franco Giordano: "Se

cade il Governo si va al voto, così si frenano tutte le manovre e i tentativi di intrighi del Palazzo". A cui fa eco Oliviero Diliberto, segretario dei Comunisti italiani: " L'idea di un governo istituzionale o di una maggioranza diversa non è democratica".

PERU': FUJIMORI ESTRADATO DAL CILE, IN VIAGGIO PER LIMA

(22/09/07) La Repubblica - L'ex presidente peruviano Alberto Fujimori Ha lasciato il Cile per Lima, dove dovra' rispondere di corruzione, peculato, violazioni dei diritti umani e probabilmente anche strage. Scortato da agenti cileni, Fujimori e' arrivato all'aeroporto di Santiago del Cile e si e' imbarcato su un aereo Antonov della polizia peruviana arrivato da Lima con a bordo il direttore generale della Polizia, David Rodriguez, quattro funzionari dell'Interpol e alcuni medici. Intanto nella capitale peruviana, alcune centinaia di persone, parenti delle vittime del regime Fujimori, si sono assembrate davanti all'ambasciata cilena per festeggiare la concessione dell'estradizione, decisa ieri dalla Corte suprema di Santiago. Invece all'aeroporto di Lima, dopo che si era sparsa la voce dell'imminente arrivo dell'ex presidente, ieri sera erano cominciati ad arrivare nostalgici del suo regime. Poi si e' presentata la figlia, la deputata Keiko Fujimori, per invitare i sostenitori del padre a "tornare a casa ordinatamente" e a "risparmiare le energie" per l'imminente battaglia processuale. Fujimori, 69 anni, era in Cile da novembre 2005 dove e' stato poi arrestato in esecuzione di un mandato di cattura internazionale. L'ex capo dello Stato, che tuttora pianifica un ritorno sulla scena politica peruviana dopo aver fallito lo scorso luglio l'elezione al Parlamento giapponese, e' accusato di essersi appropriato di 15 milioni di dollari dalle casse dello Stato e per il massacro con cui pose fine alla presa di ostaggi compiuta da guerriglieri tupamaros nella residenza dell'ambasciatore giapponese a Lima. Dopo quasi dieci anni di potere autoritario, il suo governo crollo' nel 2000, travolto dalla corruzione, e lui riparo' in Giappone.

 

GLI ELETTI ALL'ESTERO RISPONDONO A VIGLIA: "È SOLO UNA POLEMICA ESTERILE"

Il Sen. Pollastri e l'On. Bafile non si sentono degli emarginati, nè hanno intenzione di diventarlo

Gli eletti all'estero rispondono a Viglia: "è solo una polemica sterile"

 

(20/09/07) News Italia Press. Roma - Oggi sul portale di informazione www.politicamentecorretto.com è apparso un articolo del Direttore del sito, Salvatore Viglia, dal titolo "A tutti gli italiani della terra " che accusa la scarsa attenzione dell'Italia per i suoi emigranti (Politicamentecorretto.com: "cittadini italiani nel mondo, si sta cercando di riportare la vostra storia nel dimenticatoio"News ITALIA PRESS N° 178 del 20 settembre 2007). Forti le accuse di Viglia che afferma che il sistema politico italiano ed in particolare il sistema partitico impediscano a coloro che sono stati eletti sulla Circoscrizione estero di poter veramente agire in favore degli italiani all'estero, i quali pertanto sarebbero rimasti dimenticati .

Immediate le reazioni e le opinioni dei diretti interessati.

La deputata Mariza Bafile, eletta sulla Circoscrizione Estero, ripartizione America Meridionale, è apparsa molto contrariata ed ha affermato che "non si tratta che di una sterile polemica che segue l'attuale scia, apparentemente vincente, dell'antipolitica".

"Esistono sì dei problemi in Italia - ha affermato - ma questi sono i problemi classici dell'Italia ed anzi della politica in generale che purtroppo ha dei tempi molto più lunghi di quelli della vita normale, acuiti inoltre dalla difficile situazione economica ed alla legge elettorale attuale che ormai molti riconoscono come un disastro. Dire però che non si sta facendo nulla per gli italiani all'estero è una menzogna ed infatti l'articolo di Viglia rimane sempre sul vago senza addurre nessun fatto certo. I deputati cercano di promuovere le necessità delle persone della circoscrizione in cui sono stati eletti e questo lo facciamo noi così come lo fanno gli altri, io non mi sento ghettizzata nè lo voglio essere. Anche l'accusa ai partiti è falsa ed addirittura pericolosa". "Io - ha sottolineato Bafile - venendo dal sud America ho visto spesso la deriva a cui porta questa continua accusa alla politica ed è il populismo. La democrazia passa attraverso i partiti e non c'è altra via, anche se purtroppo in questo modo le decisioni vengono rallentate".

Anche il Senatore Edoardo Pollastri, anch'esso eletto sulla Circoscrizione Estero, ripartizione America Meridionale, ha affermato che "nonostante un primo momento in cui ci si è dovuti ambientare alle istituzioni italiane e nonostante gli svariati problemi di questo paese, non è vero che si sia paralizzati nella più completa immobilità. Nella finanziaria dello scorso anno - ha proseguito Pollastri - nonostante fosse una manovra di austerità economica, si sono aumentati i contributi per gli istituti di cultura all'estero. Rimane il problema della ristrutturazione dei consolati, operazione necessaria per far fronte alle molte richieste di cittadinanza, ma anche in Italia i problemi sono parecchi ".

Infine Mauro Bafile, direttore del quotidiano venezuelano "La Voce d'Italia ", nonchè fratello dell'Onorevole Mariza Bafile ha confidato di non essere  a conoscenza di questa polemica, dato che lui risiede in Venezuela, ma ha assicurato che il lavoro svolto dagli eletti nella Circoscrizione estera non è stato così ininfluente. "In Venezuela - ha affermato - dopo molti anni di vane trattative si è riusciti a raggiungere un accordo con una compagnia assicurativa privata affinchè gli italiani che qui risiedono possano godere di una assicurazione sanitaria. Questo non è un traguardo da poco visto che il sistema sanitario venezuelano è molto arretrato, pertanto, senza tale assicurazione, anche gli Itliani all'estero rischiano di ritrovarsi in spiacevoli situazioni. Inoltre - ha aggiunto - il Venezuela dovrebbe essere stato un paese pilota ed ora questo progetto dovrebbe estendersi ad altri Stati quali per esempio l'Argentina." Lo stesso discorso Bafile lo ha fatto riguardo al tema dell'assegno sociale intorno al quale i deputati eletti all'estero "si sono impegnati molto". Infine Bafile si è lasciato andare a qualche critica verso il sistema italiano dicendo che "probabilmente i politici italiani si aspettavano che i deputati eletti all'estero sarebbero stati malleabili, quasi delle pedine, mentre questi hanno dimostrato più indipendenza di quanto non ci si aspettasse".

 

A TUTTI GLI ITALIANI DELLA TERRA

Italia

di Salvatore Viglia

 

Qui e subito!

 

Sarà il tormentone che lancerò dalle pagine del mio giornale nei giorni a venire. Mi rivolgerò direttamente agli italiani all’estero, a quelli che escono con la busta della spesa vuota per risparmiare il sacchetto ed a quelli che viaggiano con la borsa 24 ore ed il computer portatile.

Come vanno le cose, in questo parlamento, state diventando un pretesto quasi inutile nel contesto generale delle decisioni parlamentari. Non si tratta della solita lamentela dell’operato dei vostri eletti all’estero che, in fin dei conti, si sono trovati al cospetto di uno Tzunami politico che già era consolidato negli anni.

Mi rivolgo a voi, cittadini italiani nel mondo, a voi che vi siete fidati dei partiti, di tutti i partiti, e che state confidando in una prospettiva migliore se non altro tangibile da parte di una nazione che vi aveva dimenticato. Ebbene, attualmente si sta cercando di riportare la vostra storia nel dimenticatoio. Non è questo o quel partito, non è un Vice Ministro piuttosto che un altro, non si tratta di uomini  o ideologie. E’ il sistema politico cancrenoso di  questo paese che non vi ha voluto dal primo momento e mostra chiaramente di non volervi. Voi, con i vostri rappresentanti, avete occupato diciotto posti, diciotto poltrone che tra Camera e Senato, contano moltissimo. Le avete occupate, però, ignorando il meccanismo di “seduta”, in altre parole, non essendo avvezzi ai “costumi” locali, state sciupando “opportunità” politiche che, altrimenti i parlamentari italiani di lungo corso, saprebbero come strumentalizzare al meglio. E lo vediamo ogni giorno con politici ultraottantenni italiani che, piuttosto che cominciare a pensare di fare i conti con il Padreterno, minacciano, urlano, si impongono. Per il potere, badate, per il potere fine a sé stesso.  I vostri rappresentanti, votati e mandati in Italia a perorare le vostre istanze, ce l’hanno messa tutta. Tutti senza esclusione. Ma essi si trovano ad avere a che fare con i partiti, con i loro partiti e devono eseguire gli ordini. Non possono dire di no. Neanche possono decidere autonomamente. A nulla serve urlare la propria indignazione e lo avete visto tutti con la situazione, le situazioni più volte denunciate di abbandono e di degrado delle vostre condizioni.

Vi dico questo, perché so cosa sia la politica italiana. Vivo le vicissitudini dei lavori parlamentari tra Camera e Senato ogni giorno. Sento parlare, ascolto i chiacchiericci dei politici italiani, registro le risatine, prendo atto delle battute e delle barzellette. Mi sgomenta ancora, haimè, costatare che i bisogni della gente, del popolo italiano, solo in ultima istanza, vengono prese in considerazione. E, seriamente, solo quando possono far cascare un governo per poi sostituirlo con un altro.

Allora è venuto il momento di darvi una mossa e di decidere quale posto occupare veramente nel Parlamento italiano. Ma questo dipende da voi, solo da voi. Non dipende dai partiti ai quali siete iscritti, essi devono sottostare alle logiche della politica. Siete voi i soli responsabili del vostro destino.

Dovete fare qualcosa ma dovete farla qui e subito senza indugiare oltre. E’ impellente che vi facciate sentire. Per l’esperienza che mi sono creato in un anno e mezzo di legislatura, posso garantirvi che i Comites potranno fare moltissimo. Ad essi chiederò aiuto per poter prendere il toro per le corna, come si suol dire.

Vi parlerò attraverso il mio giornale, quotidianamente. Vi dirò cosa penso facendo da sprone alle vostre iniziative che, a questo punto, devono divenire concrete.

 

Un abbraccio

 

 

PANNELLA: «GRILLO TI SFIDO IN RETE»

Marco Pannella, leader storico dei radicali (Emblema)Intervista al leader storico dei radicali sul fenomeno del V-day

«Beppe fa parte di questa politica, italianissima e per nulla democratica». E poi rilancia: «Confrontiamoci sul web, con regole chiare. I miei vaffa? Mai con odio»

 

(15/09/07) Corriere della Sera.

 

Marco Pannella, parliamo del fenomeno Grillo. L'ondata grillista travolgerà la politica, come mette in guardia il leader di An Fini?

«Travolgerebbe se stesso: Grillo è questa politica. Italianissima, come per molti aspetti è la Lega. Come il regime erede di quello fascista; post-fascista e niente affatto democratico, dove l'unica legge costituzionale effettivamente vigente è quella dell'arbitrio oligarchico, il cui potere si fonda e produce illegalità, violenza. In che cosa Grillo sarebbe peggiore di loro?».

 

Grillo dice che i partiti «li vuole distruggere», li definisce «partiti cancro». Combatte a suo modo la partitocrazia, come fate da anni voi radicali. Oppure è tutta un'altra storia?

«E li vuole sostituire con che cosa? Il “farla finita con…”, in genere, viene da esistenze che finiscono; le loro campane suonano anche per loro stessi. Il progetto, la storia di cinquant'anni del Partito Radicale e della sua galassia non ha proprio nulla di sfascista, ancor meno, se possibile, che di fascista. In poche migliaia di organizzati continuiamo a conquistare a questo Paese, pur nell'antidemocrazia e la corruzione nelle quali è immerso, leggi e profonde consapevolezze che ne salvano, sanano i concreti vissuti. Fondamenti di speranze e di religiosità forti, positivi».

 

Con le sue uscite provocatorie, Grillo ha indubbiamente intercettato una sana indignazione che si leva dalla base contro la Casta. Come fare a non buttare il bambino con l'acqua sporca?

«Essere e far crescere "il bambino". Questo regime (ne parlo scientificamente, tecnicamente) ha bisogno vitale di acqua sporca, e di eliminare la vita che pur contiene. Noi della galassia della Resistenza radicale e della speranza di Riforma, di Rivoluzione laica e liberale siamo condannati alla clandestinità, che aborriamo. Siamo stremati. Ma anche sorretti e sospinti dalla lenta continuità che ci attraversa, dal Dna laico della Religione della libertà. Grillo? Vedremo… Ma».

 

Il «grillismo» è un fenomeno di sinistra o di destra? Insomma, Grillo pesca più consensi tra gli elettori delusi del centrosinistra o tra quelli del centrodestra desiderosi di rivalsa?

«Direi fra tutti i delusi, i nauseati, i rabbiosi, che comprensibilmente vogliono “farla finita con…”, anziché concepire, mettere alla luce, far crescere il nuovo obiettivo che si spera, ama come opportuno, necessario. Mobilitarsi, unirsi così “contro” per distruggere il male, è proprio quello che questo regime, questa politica, questo potere impotente vogliono e producono».

 

Alcune delle proposte di Grillo sono condivise da molti: il limite ai mandati parlamentari, l'ineleggibilità per i condannati in via definitiva, il ritorno al voto di preferenza. Lei, che ne pensa?

«Tre poveri, miseri direi, obiettivi: il limite democratico è solo nella non rielezione da parte del popolo sovrano. Ma in democrazia: dove ti affronti e confronti uno contro uno, all'uninominale anglosassone e americano, dal Presidente al consigliere di quartiere, al magistrato inquirente. In partitocrazia, invece, puoi «preferire» solo uno dei candidati che l'oligarchia ti propone. Personalmente preferirei poi riservare la elezione ai soli condannati che hanno espiato piuttosto che ai dilaganti innocenti moralisti che ci opprimono!».

 

Grillo deciderà di fare il grande salto e candidarsi? Fonderà un suo partito?

«È irrilevante, sarebbe un Partito di più, né peggiore né migliore di questi altri, tutti».

 

Che sia l'ex pm Di Pietro l'unico leader di spicco a essersi apertamente schierato con Grillo cosa sta a significare?

«Semplicemente che, ad oggi, il dipietrismo e il grillismo sono connotati comuni all'uno e all'altro, Tonino e Beppe».

 

Come giudica l'atteggiamento tenuto in questa vicenda dal presidente Bertinotti, sulle prime conciliante con Grillo e poi più intransigente?

«Confuso e sterile. Accade a tutti, anche ai migliori; e ai maggiori».

 

Quali analogie ha il fenomeno del Vaffa-day con movimenti del passato anche recente: penso all'ondata "giustizialista" nata con Tangentopoli o ai girotondi...

«A Tangentopoli, alle sue bastarde origini e conseguenze. Stavamo, noi radicali, con referendum, lotte parlamentari, nonviolente, compiendo un enorme lavoro di Riforma, morale ma anche legislativa, coinvolgendo il popolo, rendendolo attore. Hanno rovinato tutto. E continuano. I giudici oggi sono poderosa Casta, che toglie libertà e diritto innanzitutto a magistrati capaci, onesti ed effettivamente indipendenti. Assieme a politici imputati e condannati che proprio Tangentopoli con i suoi mezzi e la sua cultura ha di fatto consentito o obbligato a moltiplicarsi».

 

Accetterebbe un dibattito pubblico con Grillo?

«In Rete, volentieri. Con regole chiare. Gli ho scritto tre mail. Una me la pubblicò. Le altre due, no. È un suo diritto».

 

Sabato sera Grillo sarà ospite della festa dell'Unità a Milano, a parlare di corda in casa degli impiccati. Come verrà accolto dalla platea diessina dopo le feroci critiche mosse alla dirigenza della Quercia?

«Lo hanno invitato. A noi radicali mai, o quasi. È la risposta a questa sua domanda. "Corleonesi e Palermitani", d'altra parte, ammazzano, rubano, sono antropologicamente mafia unita di notte. Di giorno s'affrontano e combattono ferocemente. Per la spartizione del bottino, e per continuare a far scena, fino al tramonto».

 

Di «vaffa» politici e non lei ne ha pronunciati non pochi (mi permetto di annotarlo…, ndr). Quel grido oggi all'indirizzo di chi lo leverebbe?

«Infatti io lo uso spesso e non fa scandalo. Perché mi accade quasi come l'intercalare nel calore di discussioni vere nelle quali si è uniti da dissensi che urge affrontare e superare, come: "ah scemo! Etc. etc.". Non come insulto nemico, e così la gente lo vive, lo intuisce. Se poi aggiungi "ti voglio distruggere", "eliminare", diventa anatema, odio. Come chi dà alle democrazie, ai Parlamenti, l'infamia di "sterminatori, genocidi, peggio che i nazisti nella shoa". E lo fa al vertice del potere mondano, terreno. A proposito: caro Beppe, come stai con Vaticani e Talebani? Se ne parla poco, mi pare».

 

Luca Gelmini

 

RENATO POMA: SUS CARTAS DE PRESENTACIÓN

Renato PomaEntrevista al doctor Renato Poma, nuevo agregado cultural y director del Instituto Italiano de Cultura en Perú.

 

(02/09/07) Expreso. El Perú tiene una extraordinaria riqueza artística pero también es tierra de terremotos. De allí la importancia de enriquecer nuestras capacidades para conservar y restaurar nuestros monumentos históricos. Así se expresa Renato Poma, nuevo agregado cultural y director del Instituto Italiano de Cultura en Perú.

 

Además, Poma trabajará intensamente en la divulgación de la lengua italiana como una forma de estrechar más las relaciones ítalo peruanas. En noviembre tanto en Lima como en los otros cien institutos italianos de cultura que existen en el mundo, se realizará la Semana de la Lengua Italiana.

 

Advierte que el italiano es una lengua que en los últimos siete u ocho años ha tenido un desarrollo impresionante. “Estamos estudiando el porqué de este fenómeno”, comenta Poma y señala que este interés se observa en Europa y también en EE UU y Japón, países tan diferentes de Italia.

 

“El italiano no es un idioma como el inglés que se habla en muchos países. El italiano se habla en Italia y parte de Suiza. Tampoco es como el español que se habla en todo un continente. El idioma trae consigo mucha simpatía porque trae cultura, que en el caso del italiano, a partir de los siglos XIV y XV, es tomado por occidente, por toda Europa. El italiano nos pone en contacto con una cultura que ha sido verdaderamente importante para la historia de occidente”, recalcó.

 

Enseñar a restaurar

Respecto al proyecto de crear en el Perú un instituto de restauración, Poma dice que la restauración de objetos de arte y edificios es una especialización de Italia. “Tenemos una rica tradición artística e histórica que nos pone en la punta del sector. Una institución muy importante en este campo es el Instituto del Restauro que da clases en todos las instituciones culturales del mundo, porque tiene el conocimiento y la sabiduría. Lo he podido comprobar en otros países de América Latina”.

 

El Perú tiene joyas arquitectónicas pero también tiene terremotos, de allí que será muy provechoso que los profesores italianos intercambien con peruanos los conocimientos y hacer posible el intercambio de experiencias con la Escuela de Restauración. La Escuela de Italia es una escuela de excelencia de nivel mundial.

 

Peruanos en Italia

Desde siempre Italia mira a América Latina, dice Poma: “Italia mira con mucho interés al Perú tanto por muchos peruanos que viven en Italia como por los italianos que viven en Sudamérica, particularmente desde los siglos XIX y XX. La cultura latinoamericana está muy presente en Italia, a través de los mismos latinoamericanos, de sus comunidades organizadas en barrios y sus fiestas culturales. La cultura sudamericana ha ingresado en la forma de vida de los italianos. Este acercamiento es más cercano que otras culturas históricamente más cercanas”.

 

Reconoce que en Italia hay la gran moda de los bailes y danzas. Esto en el aspecto folclórico. En el campo de la literatura son muy conocidos Borges, Jorge Amado y Vargas Llosa, entre otros. Italia acoge a los nuevos valores. Cuando escritores como Vargas Llosa ofrecen conferencias, convocan multitudes de italianos. Igualmente, en diarios como Corriere della Sera, se puede leer a notables autores latinoamericanos.

 

Para Poma la reciente Feria Internacional del Libro realizada en Lima, en la cual Italia fue invitado especial, fue una oportunidad para presentar la editorial Mar de Sueños, la cual convoca a jóvenes escritores. A partir de los setenta Italia ha difundido literatura peruana y sudamericana como Arguedas, Vallejo, Vargas Llosa.

 

Una noticia atractiva para los jóvenes escritores es que en Italia existen también pequeñas editoriales interesadas en los nuevos autores. Danilo Manera, profesor de la Universidad de Milán, está trabajando con autores sudamericanos “y entiendo que tiene proyectos para que puedan conocerse las obras de nuevos autores peruanos”, señaló Poma.

 

Raimondi a Italia

Junto con el embajador Fabio Claudio de Nardis, está organizando en Italia una exposición sobre Antonio Raimondi, quien encarna las virtudes de los italianos, de ese espíritu aventurero, de conocer, de hacer cosas al lugar donde va, como empresas, asociaciones, investigaciones. Raimondi, al igual que Garibaldi, aportaron mucho a la unidad italiana.

 

Próximamente también se promoverá un debate sobre Mariátegui y Gramsci. Mariátegui conocido como el “Gramsci peruano” escribió que desde Roma conoció más el Perú. Será muy interesante conocer la confrontación entre Gramsci y Mariátegui, en cuanto se introduce en la problemática del pensamiento político en torno al socialismo y marxismo.

 

I Solisti Veneti

Finalmente, Italia y la Sociedad Filarmónica presentan en Lima el 13 de setiembre a I Solisti Veneti, el Grupo Orquestal de Cámara más popular en el mundo con sus 5,000 conciertos en más de 80 países y en los principales festivales internacionales. Es el grupo que mejor interpreta a Vivaldi. El grupo I Solisti Veneti está realizando una gira sudamericana celebrando los 50 años de su fundación. El espectáculo será en el auditorio del Colegio Santa Úrsula y lo dirigirá Claudio Scimone.

Jorge Zavaleta

 

El dato

Renato Poma estudió Letras en la Universidad de Roma y como miembro de la Cancillería de su país ha trabajado en Europa y en algunos países de América Latina, como Argentina. Ahora tiene mucho interés en el Perú, cuyo conocimiento lo ha obtenido a través de los libros.

 

 

 

PAVAROTTI, COMMOZIONE IN TUTTO IL MONDO "DOPO CARUSO LA VOCE PIÙ FAMOSA"

Luciano PavarottiTante le reazioni dopo la scomparsa del tenore italiano

Messaggi da Bush a Gordon Brown. Bandiere abbrunate a Vienna

Napolitano: "Ambasciatore fra i più amati della tradizione musicale del nostro Paese"

Prodi: "Scompare un'immagine artistica che ha suscitato emozioni divulgando passione e cultura"

 

(06/09/07) La Repubblica. Roma - Dal mondo della lirica, alla politica, allo sport, ma anche da più giovani esponenti della musica "leggera" e rock, che il maestro ha saputo incantare con alcune memorabili contaminazioni. Arrivano una dopo l'altra le reazioni e i commenti alla morte di Luciano Pavarotti. E sono parole all'insegna del cordoglio e del rimpianto per la scomparsa del grande tenore italiano. In un telegramma inviato alla famiglia, il presidente del Consiglio Romano Prodi afferma che ''scompare con il maestro Luciano Pavarotti una grandissima voce della musica e dell'Italia''. Anche il presidente degli Stati Uniti George Bush ha mandato un messaggio di cordoglio: ''Io e Laura ci uniamo ai fan di Pavarotti in tutto il mondo nel piangere la sua scomparsa''. Mentre a Londra, alla cerimonia del cambio della guardia, a Buckingham Palace, la banda ha interpretato il "Nessun dorma" in omaggio al maestro, provocando l'appaluso delle centinaia di persone che assistevano all'evento. E Fabrizio Del Noce, direttore di Raiuno annuncia che stasera la Rai dedicherà a Pavarotti una grande prima serata.

Le istituzioni. "Luciano Pavarotti ha saputo farsi ambasciatore fra i più amati della tradizione musicale del nostro Paese" ha scritto il capo dello Stato Giorgio Napolitano in un messaggio alla famiglia, "trasmettendo alle più vaste e popolari platee non solo la voce ineguagliata del nostro patrimonio musicale ma l'immagine del nostro temperamento e calore umano". Per il presidente del Senato Franco Marini "oggi ci ha lasciati un grande italiano, un uomo che con la sua voce straordinaria ha portato nel mondo l'amore per la grande musica lirica e ha promosso la cultura del nostro paese sino a diventare un simbolo universalmente riconosciuto". Un grande artista, un uomo generoso e appassionato, "altissimo interprete della lunga e prestigiosa tradizione del canto e del melodramma italiano" scrive il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, nel messaggio inviato alla famiglia. Anche il ministro della Cultura Francesco Rutelli esprime il suo cordoglio per la scomparsa del tenore modenese. "E' stato un gigante del XX secolo, lascia un vuoto incolmabile per gli appassionati e i cultori della grande musica italiana. La sua potenza vocale ineguagliabile e imponente, come la sua presenza scenica, lo hanno reso uno dei protagonisti insuperabili della prestigiosa tradizione operistica italiana"."Con Luciano Pavarotti scompare una delle più alte presenze dell'Italia nel mondo", afferma Silvio Berlusconi, leader della Casa delle libertà.

I capi di Stato. ''Io e Laura ci uniamo ai fan di Pavarotti in tutto il mondo nel piangere la sua scomparsa'', il presidente statunitense George W. Bush si è unito al cordoglio di tutto il mondo per la scomparsa di Luciano Pavarotti. ''Luciano Pavarotti è stato uno dei cantanti d'opera più affermati e acclamati di tutti i tempi. Pavarotti - aggiunge il capo della Casa Bianca - e' stato anche un grande dal punto di vista umanitario, usando il suo magnifico talento per raccogliere un grande sostegno per le vittime di tragedie in tutto il mondo''. Il presidente russo Vladimir Putin ha inviato oggi un telegramma al capo dello Stato italiano Giorgio Napolitano nel quale dice di aver "appreso con rammarico della morte di un grande uomo italiano, il cantante lirico Luciano Pavarotti". "La migliore incarnazione del grande tenore popolare, dopo Enrico Caruso" è l'omaggio del presidente Nicolas Sarkozy a Luciano Pavarotti "a nome della Repubblica francese". Per José Manuel Durao Barroso, presidente della Commissione Ue, "è un giorno di tristezza per la cultura operistica europea". Anche il primo ministro britannico Gordon Brown si è unito al cordoglio per la scomparsa del maestro, "un eccezionale cantante d'opera, forse il più grande della sua generazione. Pavarotti ha dato a molta gente l'ispirazione per rivolgersi all'opera e apprezzarla". Shimon Peres, presidente d'Israele, ha espresso le condoglianze del popolo israeliano per la morte del "grande tenore" Luciano Pavarotti. "Non solo ci ha commosso, ma quando lui cominciava a cantare, tutto il mondo tremava". Luciano Pavarotti era un

"amico sincero delle Nazioni Unite". Anche il segretario generale dell'Onu, Ban Ki Moon, si è unito al cordoglio per la scomparsa del tenore italiano espresso dai leader di tutto il mondo. "Pavarotti ha reso un contributo profondo non solo alla musica e alle arti ma alle popolazioni di tutto il mondo" ha detto il segretario Onu ricordando il suo grande impegno umanitario.

Il mondo della lirica. "Ho sempre ammirato la sua voce divina" dice Placido Domingo, che ha cantato con Pavarotti nei concerti dei 'Tre Tenori'. José Carreras è rimasto "molto colpito" dalla morte di Pavarotti, che ricorda come amico sincero, un cuoco ottimo e un eccellente giocatore di poker. Andrea Bocelli: "E' un uomo che ha dato al suo Paese molto più di quello che il suo Paese ha dato a lui", ha detto con una punta di amarezza Bocelli. Carla Fracci manda invece un commosso messaggio al tenore scomparso: "Caro Luciano, ti amiamo tanto e continueremo ad amarti". Franco Zeffirelli ha invece ricordato che "Pavarotti aveva con me un rapporto affettuoso, per me era come per tutti il genio della musica e del canto, ma anche un amico". Per Katia Ricciarelli era "il Karajan dei tenori". Il soprano Mirella Freni dice inve di aver "perso un fratello". Per Zubin Mehta, direttore d'orchestra indiano, "da oggi comincia una nuova vita per l'anima e per la meravigliosa voce di Luciano". I più cari ricordi di Riccardo Chailly sono legati alla Turandot di Pavarotti nel '77 a San Francisco, in cui "alla prima dopo il 'Nessun dorma' del terzo atto la recita si fermò per minuti e minuti perché il delirio era talmente straripante da bloccare lo spettacolo". Per il soprano Joan Sutherland "era incredibile stare vicino a lui e cantare con lui". Mentre per Montserrat Caballé "era più di un collega, un amico che restava sempre al tuo fianco, nei momenti felici e in quelli meno lieti". Ennio Morricone: "Pensavo che i tenori fossero tutti uguali, poi invece ascoltai la sua voce, era una spada dolcissima, straordinaria, meravigliosa". Un pensiero per Big Luciano anche da Bruno Cagli: "E' stato l'ultimo rappresentante del 'canto italiano', l'ultimo dei tenori che hanno portato nel mondo il vero colore della 'voce italiana'", dichiara il musicologo e sovrintendente dell'Accademia di Santa Cecilia. Sull'Opera House di Vienna sventola il vessillo a lutto. Il direttore, Ioan Holender, spiega che "la morte di Luciano Pavarotti significa aver perso la più bella voce tenorile del nostro tempo". Il direttore d'orchestra Daniel Oren ricorderà Pavarotti prima dell'inizio della rappresentazione della Tosca in programma questa sera all'Arena Flegrea di Napoli, dove è previsto un minuto di silenzio in memoria del tenore.

Le pop star. ''Era un autentico vulcano'' ha detto Bono, cantante degli U2 che ha duettato con il tenore in un singolo del 1995 intitolato ''Miss Sarajevo''. ''Alcuni cantano l'opera, Luciano Pavarotti era l'opera. Nessuno sapeva interpretare parole e melodie come lui''. "E' un giorno triste per la musica e un giorno triste per il mondo": lo afferma Elton John. "Lucianone se n'è andato". Ligabue affida al suo sito alcuni pensieri per ricordare Pavarotti. "Io ho avuto il privilegio di sentirlo cantare a due metri da me e quello che ho sentito non mi sembrava di questo mondo. La sua voce era più forte di tutto". Il duetto tra Brian Ferry e Massimo Ranieri, momento clou del concerto di Piedigrotta che si terrà domani a Napoli, sulle note di "It's now or never" di Elvis Presley, sarà un omaggio a Luciano Pavarotti. "E' uno dei più grandi artisti ma anche uno dei personaggi mediaticamente più interessanti che il mondo abbia mai conosciuto. Un emiliano che ha sempre apprezzato e riconosciuto i valori della sua terra, e che resterà nella storia" ha detto Gianni Morandi. "Se dovessi andare su un altro pianeta a fare pubblicità alla Terra, direi che era il testimonial della vita", Jovanotti è molto addolorato per la morte di Pavarotti, con il quale aveva un rapporto filiale.

SABATO I FUNERALI, APERTA LA CAMERA ARDENTE

L'arrivo della bara bianca di Luciano Pavarotti al Duomo di Modena (Ansa)Big Luciano in smoking nel Duomo. Lutto cittadino nel giorno delle esequie.

Il sindaco di Modena: «Ha dato lustro alla nostra città. Proporrò di intitolargli il Teatro comunale». Bocelli canterà alla ceremonia.

 

(06/09/07) Corriere della Sera. Modena - L'omaggio dei modenesi alla salma del grande tenore Luciano Pavarotti è cominciato tra commozione e compostezza. Il corpo di Big Luciano, nella camera ardente allestita nel Duomo di Modena, la sua città natale, dove sabato si terranno i funerali, riposa in una bara bianca ed è stato vestito con uno smoking con papillon bianco. Un abito simile a quelli che tante volte Pavarotti ha vestito conquistando i più importanti teatri del mondo. In mano, un fazzoletto bianco e un rosario. Ad accompagnarlo in chiesa la moglie Nicoletta Mantovani, le tre figlie avute dal primo matrimonio, la sorella e alcuni amici stretti.

CAMERA ARDENTE - Alcune centinaia di persone fin dal primo pomeriggio di giovedì hanno cominciato ad assieparsi in piazza Grande a Modena in attesa dell'arrivo del feretro che è giunto alle 21, con un' ora di ritardo (era atteso alle 20), nel Duomo della città emiliana. Fino a sabato mattina rimarrà allestita la camera ardente. I funerali di Luciano Pavarotti si terranno nella giornata di sabato prossimo alle 15 nel Duomo di Modena, in piazza Grande. Al momento dell'arrivo del feretro, è partito spontaneo l'applauso delle oltre mille persone assiepate in attesa del loro turno per dire addio al famoso concittadino: la camera chiude a mezzanotte per riaprire venerdì mattina alle sei per tutta la giornata. Anche sabato, giorno fissato per le esequie, sarà possibile rendere omaggio al Maestro dalle 6 del mattino alle 13. Nella piazza, transennata, ci sono decine di telecamere e macchine fotografiche, con giornalisti e operatori provenienti da molti Paesi.

CANTERA' BOCELLI - Al funerale sarà presente anche il tenore Andrea Bocelli che accompagnerà con il canto la liturgia. Non è, invece, ancora confermata la presenza del leader degli U2, Bono Vox, amico di vecchia data di «Big Luciano». Giovedì Bono ha firmato sul sito Internet del gruppo irlandese un messaggio di cordoglio in memoria dell’artista morto.

L'INTITOLAZIONE DEL TEATRO - Intanto Il sindaco di Modena Giorgio Pighi ha proposto di intitolare a Pavarotti il teatro comunale. «Ci lascia un grande artista, un uomo buono - commenta il primo cittadino - Ha dato lustro a Modena nel mondo, per questo vorrei che gli fosse ricordato il Teatro Comunale». «È un grande dolore per tutti noi - ha aggiunto - . Questo è, in primo luogo, il momento del lutto e della commozione, ma anche della consapevolezza di aver conosciuto e ammirato uno dei grandi personaggi della nostra epoca. Luciano non è riuscito a vincere l'ultima battaglia, ma la sua arte e la sua figura vivranno per sempre».